3099 – Il Mistero nel Dobermann (Parte 3)

scritto da anderwritten
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Quale segreto governativo cela nello stomaco il nuovo cliente dei tassisti orbitali Emma e Pierre?
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Testo: 3099 – Il Mistero nel Dobermann (Parte 3)
di anderwritten

X – Secondi Fini

[POV: Novantanove]

Ho accettato di collaborare controvoglia nel momento in cui mi ha parlato di un secondo artefatto.

In una stanza così piccola le vie di fuga erano poche e le possibilità di movimento minime, specie per il mio arsenale.

Sarebbe bastato un solo passo falso e sarei stata smantellata in poco tempo grazie ai finissimi tentacoli di quel Fungus.

Certo avrei potuto ucciderli tutti in una volta sola, ma meno attenzioni attiro da Cyberpol e Mainframe, meglio è. Specie perché non so ancora cos’abbia fatto la Signora in Rosso nel deserto, la me del passato (o meglio del mio futuro...)

A ogni modo questi criminali sono più pericolosi di quanto potessi immaginare: dagli archivi governativi ho letto che questa banda è ricercata per molti più crimini. Non hanno rubato solo coscienze militari, hanno direttamente sventrato crani interi di altri umani per poter prelevare i loro cervelli.

Come se non bastasse, con una scansione dei sistemi cibernetici collegati ai guanti di Alexio, ho scoperto essere salvati in memoria possibili file dannosi ed esecutori che puntano a danneggiare stringhe di codice complesse.

Non mi sorprenderebbe se potesse infiltrarsi nei miei sistemi di terza generazione.

Come ho accettato di lavorare con lui, abbiamo abbandonato il locale del veterinario e siamo saliti in una sorta di limousine orbitale. A occhio e croce assomiglia a quelle che utilizza la Yoiken...

Mentre questa prende il volo, hackero di nascosto i sistemi del loro navigatore: hanno impostato rotta sulla Terra.

Durante il viaggio Alexio mi ha parlato del secondo dispositivo: a quanto dice racchiuderebbe le chiavi d’accesso per alcune informazioni del primo, già prelevato dal cane... e si tratterebbe di tecnologia militare del vecchio Governo giapponese.

Entrambi i pezzi devono essere caduti durante le piogge di detriti orbitali da un satellite, che smantellandosi durante la caduta libera ha perso, come tanti altri, frammenti di sé per il Mare Giallo.

Non mi sorprende: è una cosa che accade molto spesso nel deserto. Ma non mi aspettavo che le precipitazioni si fossero estese anche tra le Cascate Appuntite.

Le Cascate...

...

...Terry...

L’Oracolo di Sandovac mi aveva profetizzato fosse diretto lì, ma quando ci sono andata l’ultima volta non l’ho trovato.

...

...no. Non ho tempo di pensare al passato.

Devo tirarmi fuori da questa situazione.

Devo contattare il mainframe e riferire l’accaduto a Cinquantotto. Gli mando un messaggio neurale sul canale sicuro del chip che mi ha impiantato.

Forse non potrà mandare rinforzi per me, ma una soffiata di dove si trovino i Mind Hunters gli farà sicuramente comodo.

“Tutto apposto?” Mi chiede Alexio, che mi osserva incuriosito da quando siamo partiti.

“Sì.”

È una fortuna che il software di quella scienziata mi abbia protetto i pensieri dal Fungus. Gli è bastato analizzare il tipo di minaccia e ha agito in completa autonomia.

“C’è dell’altro che non è chiaro?”

Deve avermi visto pensierosa. Non mi stacca gli occhi di dosso.

“In effetti sì. Da quel che mi hai raccontato: il secondo pezzo si troverebbe nei pressi di una profonda spelonca delle Cascate Appuntite. Però mi chiedo perché tu stia chiedendo il mio aiuto: pare che voi abbiate già tutte le tecnologie necessarie per fare un’escursione per conto vostro.”

Resto sempre fedele al primo acquirente che mi ingaggia per questi lavori, e quello non è Alexio. Ho accettato la sua proposta, ma è solo verba volant.

Cinquantotto mi ha omesso l’esistenza di questo secondo artefatto e io non sono più uno dei suoi, per cui non sono vincolata ad agire secondo i suoi metodi.

Se questa banda di criminali riuscirà a prendere il secondo artefatto, mi basterà seguirli fino alla loro navicella e recuperarli entrambi.

Anche con la forza, se necessario.

“È semplice, cara Chiyoko”, mi risponde intanto Alexio, “con la tua attrezzatura e la tua abilità avremo più possibilità di recupero. Per esempio potrai avvertirci in tempo se arrivasse la Cyberpol, o se cercheranno di contattarti.”

“E perché dovrebbero?”

“Be’, ma non lavori per loro? L’esistenza di questi dati è nota solo alla Yoiken e al Governo. Uno dei due ti dovrà pagare, no?”

Se non è il Fungus a capire cosa sto pensando, sarà l’intelligenza di questo psicopatico.

“Capisco. Presumo che voi non farete i buoni samaritani, una volta ottenuti i due pezzi.”

Lui sorride giocondo, voltando lo sguardo fuori dal finestrino: “Ci sarai di grande aiuto, Chiyoko.”

Odio il fatto che non abbia tutti i torti: noi di terza generazione siamo tecnologicamente preparati a ogni tipo di ambiente conosciuto all’uomo, e dagli alieni con cui ha potuto scambiare culture e conoscenze nel corso degli anni.

Molte delle mie modifiche si basano sulle tecnologie umane e Andromediane, come il varco ultra-dimensionale.

Dovrò stare attenta... nonostante lo neghi, è ancora interessato a smantellarmi non appena ne avrà l’occasione.

Mi toccherà stare al suo gioco e collaborare fino a momento opportuno.

“Tranquilla, non sarai lasciata a te stessa. El Verdiente verrà con te.”

Lo guardo, alzando un sopracciglio: “Lavoro meglio da sola.”

“Ah madamoiselle”, si tiene al petto lui, fingendo che faccia male, “me brise le coeur.

“Prendi la sua presenza come una garanzia”, risponde Alexio, “per assicurarmi che non giocherai brutti scherzi. Ti conosco ancora poco, sai... ma mi voglio fidare di te. Sappilo. Ci tengo molto a diventare tuo amico, sarebbe molto bello avere un ronin a bordo della ciurma! La mia è solo precauzione, penso che tu più di altri possa capirlo.”

“Ho capito”, mi limito ad annuire.

Per sua sfortuna l’empatia non è il mio forte.

A ogni modo, è un bene ci sia solo El Verdiente ad accompagnarmi: il “problema gentiluomo” è facile da risolvere.

Devo contattare Cinquantotto in solitaria, il prima possibile.

Come l’ho pensato, Alexio strizza gli occhi.

“Ah sì, che sbadato. Il canale Cyberpol in effetti alle Cascate non prenderà. Be’, è sia un bene che un male, non credi? Gli sbirri avranno problemi a gestirsi in spazi stretti, o a contattare qualche cyborg di terza come rinforzo...”

Era ovviamente un riferimento esplicito nei miei confronti, per come l’ha detto.

Il campo anti-psichico è ancora operativo...

Probabilmente i miei dubbi erano giusti e quest’uomo è un freddo calcolatore che si nasconde sotto la finta maschera da amico.

“Può darsi”, gli rispondo con tono indifferente.

Lui scuote la testa: “Laggiù il campo satellitare non arriva. Motivo in più perché la zona non è colonizzata da nessuno.”

La limousine parcheggia vicino a uno strapiombo.

Alexio fa uscire me ed El Verdiente, poi ci saluta con la mano.

L’auto orbitale si innalza in volo.

“Mi raccomando, mi fido! Ti pagherò profumatamente a missione compiuta, molto più di quanto avrebbero fatto altri! A dopo, Chiyoko!”

“Non rispondo più a quel nome.”

La sua eccessiva confidenza inizia a darmi il voltastomaco.

“Okay, okay”, chiude la portiera, sorridente, e alza il finestrino, “ti chiamerò con la matricola: Novantanove, va bene?”

Non gli rispondo neanche.

La limousine accelera nell’aria: “Okay... più tardi vi raggiungeranno due dei miei per aiutarvi nelle ricerche. A più tardi!”

E con lui vola via il primo artefatto che dovevo recuperare.

Altri due dei suoi si uniranno a noi...

Meglio pensare un problema alla volta: quello vestito da festaiolo viola ha appena staccato un microchip dal collare del cane, adocchiandoselo alla luce dei due Soli.

Mi rivolge lo sguardo, parecchio contento: “Chiyoko, donc?”

Mette nel taschino il chip e continua a osservare l’oggetto tra le mani.

“Taci e limitati a starmi dietro.”

“Ah, madamoiselle, ma finalmente la conosco un po’ di più. Vorrei approfittare del momento per confessarle che il mio vero nome è Johnathan Pierce.”

Cosa sta architettando stavolta?

“Johnathan?” Mi viene quasi da ridere, “non hai per niente la faccia da Johnathan.”

Se lo è inventato.

“Non deve credermi per forza, vorrei solo mettermi al pari con lei. Dobbiamo lavorare assieme, e preferirei non ci fossero futili discordie.”

“Ah sì? E sentiamo, Johnathan...” inizio a seguire le coordinate verso la spelonca, “perché ti sei unito a una banda come i Mind Hunters? Perdi colpi, non c’è molta classe nei loro modi di agire.”

“Non vanno a genio nemmeno a lei, c’est vrai?”

Mi limito a nascondere un ghigno.

 “Diciamo che devo sopportarli. Sono anch’io sotto copertura per conto del Mainframe.”

“Ah davvero?” Fingo un tono curioso e pieno di sarcasmo, “e perché me lo staresti dicendo? Sono informazioni riservate, e soprattutto pericolose da dire a un cyborg ribelle e malfunzionante.”

“Forse. Non ha mai letto le leggende sul posto? Nessun essere umano è tornato indietro dopo aver visitato le Cascate Appuntite. Sarò furbo, ma non avventato, madamoiselle. Tanto vale dirle la verità: mi ha ingaggiato un contatto del Governo e ha detto di infiltrarmi tra le conoscenze della Yoiken. Questi pirati vengono ingaggiati spesso da loro: Alexio ha un parente stretto nella malavita neo-nipponica.”

Per qualche strano motivo, se tutto ciò fosse vero, non mi sorprenderebbe se stesse facendo il triplo gioco.

Inoltre Cinquantotto ha ingaggiato me, fra tutte le opzioni che aveva, per recuperare il primo artefatto.

Non è la prima volta che ingaggia dei “ratti di strada” come noi per spiare le organizzazioni criminali, ed è sempre stato un suo modus operandi quello di omettere ai sottoposti tutto ciò che riguarda una missione.

Non lo biasimerei affatto se mi ha nascosto di El Verdiente.

“E chi ti avrebbe ingaggiato?” Continuo a tempestarlo di domande, “il Mainframe non collabora con la malavita.”

Se ne sa qualcosa, avrà da ridire.

“Un vecchio cyborg di nome Cinquantotto. È a capo della Struttura di Contenimento.”

“Cinquantotto?”

Exactment. Dovrebbe conoscerlo, madamoiselle.”

“Forse. Descrivimelo.”

Quell’energumeno non è un volto conosciuto dal pubblico. Molti agenti semplici della Cyberpol non sanno nemmeno chi sia, e chiunque l’abbia conosciuto può averlo facilmente dimenticato.

Voglio essere sicura che El Verdiente mi stia dicendo la verità.

Lui sorride, stando al gioco: “Vediamo: ha la testa pelata e metallica, una fronte a più righe di rughe, degli occhiali da sole vecchi quanto lui, un volto anziano abbastanza barbuto... e sembra un bodybuilder.”

“Sì, è lui. E che cosa ti avrebbe detto di fare?”

“Come le dicevo: spiare i Mind Hunters e trovare il secondo artefatto.”

Non me la bevo. Ha avuto tutto il viaggio per inventarsi una buona trama, specie dopo aver scoperto che hanno ingaggiato me, per prima.

Probabilmente sta cercando di racimolare informazioni sulla mia missione per conto di Alexio.

Però... non ho mai citato nulla di esplicito fino ad ora.

Forse conosce davvero Cinquantotto: non ne ha parlato a nessun altro. Nemmeno il Mainframe è a conoscenza della missione.

Finché non contatto il sottoscritto, non posso esserne sicura.

Alexio potrebbe aver fatto vedere a El Verdiente qualcosa dagli archivi di polizia prima di incontrarmi. Non mi sorprenderebbe si fosse intrufolato anche lì, con quei guanti cibernetici che gli ho visto indossare.

Nel frattempo, camminando, siamo arrivati alla rientranza di una spelonca.

Dentro non si vede niente. Buio pesto.

Ottimo.

[MASTERware: VISUALE TERMICA ATTIVA]

[MASTERware: VISUALE NOTTURNA ATTIVA]

[MASTERware: TRANQUILLANTE DA POLSO PRONTO ALL’USO]

Estendo il braccio e sparo all’orso che dorme più avanti.

“Però... magari avessi anch’io la visione notturna. Non l’avevo notato.”

Basta perdere tempo.

Miro il braccio verso El Verdiente.

“Oh.”

 

Un problema in meno.


XI – Bugie Smorte

[POV: El Verdiente]

 

“Alzati, forza!”

 

Ah, la mia testa...

Pourquoi la madamoiselle Champloo ce trouve devant moi?

Oh, ma che gesto carino... mi aiuta a rialzarmi.

Ah, bonjour... se mi aggrappa così il colletto me lo rovina...”

“Allora?! Cos’è successo qui?” Insiste.

“Ah... le monsieur Pierre”, lo saluto col cappello, e riguardo il bellissimo arrabbiatissimo viso, “et la madamoiselle Emma—”

“Rispondi!” Mi strattona.

Où là là... sempre piena di foga, vedo...”

“Ti consiglio di assecondarla, quando fa così”, aggiunge il monsieur.

“...l’autre votre client si è dileguato nelle profondità della caverna.”

“Chi si è dileguato?” Ringhia la madamoiselle, voltandosi verso il buio più avanti con occhi da predatrice.

“Verdiente”, Pierre si mette una mano in volto, “parla la lingua comune, per favore.”

“Novantanove... la Rossa, per come la conoscete voi, ha deciso di sedarmi come ha fatto con l’orso laggiù...”

“Ma quale orso?” Mi molla, “prepara le libellule Pierre, o quel che ti sei portato dietro.”

“Lo sto già facendo.”

Ah, la belva non c’è più. Strano che non mi abbia attaccato nel sonno.

“Non ditemi che siete tornati perché eravate preoccupati pour moi?”

“Ti pare? Siamo tornati per un cane più bravo di te.”

Le sorrido: “Ah, je comprends”.

“Cosa facciamo Emma? Da lui non ne ricaveremo niente.”

“Perbacco, vi siete presi la mia rivoltella...” mi controllo le tasche, “e anche l’orologio. Non volete nemmeno lasciarmi la cognizione del tempo?”

Il monsieur mi guarda dritto negli occhi: “È fin troppo avanzato per far da semplice conta-ore.”

“Pierre”, lo interrompe la madamoiselle, “troviamo il cane e assicuriamoci che stia bene. Quel che fanno loro non mi importa.”

Colgo l’attimo: “Allora vi servirà la mia guida, se volete ritrovarlo.”

“Scordatelo.”

“Capisco, ma se vi addentrate senza la posizione esatta non lo troverete mai. Le Cascate Appuntite sono un luogo molto selvaggio e pericoloso. Molto labirintico.”

Il cane è al sicuro nella navicella di Alexio, tuttavia... finché non ho altre direttive è meglio che stiano lontani dai nostri affari.

“Non sta mentendo, Emma. Questo posto è molto pericoloso.”

“E perché dovremmo aver dietro proprio te come guida?”

Parce que je sais le position en temps réel”, guardo l’orologio in mano al monsieur.

“Eh?”

“Ha un rilevatore GPS in tempo reale.”

La madamoiselle estrae quella che pare una spada con una lama piena di... denti di squalo?

Assomiglia a un segaccio, ma ha le grandezze di un’arma medievale, con punte dentali da entrambi i lati taglienti.

“Non sapevo fosse un’amante dell’artigianato.”

“Leva gli occhi dalla Gioiosissima, non è un tesoro per te. Non è in vendita. Serve a sbarazzarmi di quelli come te!”

Jalouse, mais je comprends.

Ho appena notato come vicino all’elsa abbia dell’apparecchiatura piena di fili attaccati.

Mon dieu... ci ha impiantato sopra un taser?

Meglio non farla arrabbiare. Questa donna non pare aver tutte le rotelle al loro posto...

“Forza, facci strada”, mi intima, puntandomela contro.

Per un attimo la lama ha spizzicato scintille.

Con madamoiselle come lei bisogna mostrarsi docili. Per cui al momento asseconderò il suo cœur.

In disparte, mormoro a Pierre: “Che cosa ci trova nella vostra damigella, monsieur?”

A mia sorpresa, mi risponde molto direttamente: “Molte cose. Ma specialmente fa’ quello che non farei io.”

Oh, donc c’est une question de...”

“Riempire lacune, per la maggior parte del tempo.”

“Di cosa state parlando là dietro?”

“Nulla, amore”, risponde prontamente.

Et donc... sono l’ostaggio di questi due tassisti.

Je ne me plains pas. Tre anni fa ho approfittato del loro passaggio più di una volta in una sola giornata di Venere.

E non ho nulla di cui preoccuparmi: ho già mandato l’aggiornamento della situazione agli altri.

Spero solo possano avere un minimo di pietà per questi poveri cittadini. Sono fin troppo ingenui.

Non sanno nulla del contenuto degli artefatti che stiamo cercando, né ne sarebbero interessati.

Ho visto di cosa sono capaci questi due in situazioni estreme, e nonostante tutto mi sorprende siano tornati solamente per veder stare bene il cane. Hanno un cuore grande, li ammiro.

Ma con Alexio di mezzo?

Sarebbe stato meglio tornare alle loro vite quotidiane.

 

[...]

 

[POV: Alexio]

 

Mi fischiano le orecchie.

Però è bello starsene qui a rilassarsi sulla propria navicella. Ci voleva.

Scorro tra i file governativi che sono riuscito a prelevare.

Terry Musashi e Chiyoko Musashi... che figata! Sono gli unici eredi di famiglia!

Proprio come me!

Più indago, più mi viene una voglia matta di conoscere tutto il passato di questa donna!

Cosa l’ha portata qui?

Cosa l’ha fatta ribellare?

Come fa a essere così dura?

Perché sta collaborando col Mainframe?

Cos’è cambiato?

No dai, lo voglio sapere! Voglio sapere tutto su come funziona la sua psiche!

Magari posso imparare anch’io a essere impavido e col sangue freddo come lei, senza doverlo emulare con altre coscienze!

Sarebbe un sogno...

“Capo”, Netturbino va in allerta, “abbiamo ricevuto un messaggio da El Verdiente. Non promette bene...”

“Che cosa dice?”

“Novantanove ci ha traditi come avevi predetto, ma sono tornati i tassisti. Secondo El Verdiente vogliono sapere dove si trovi il cane. Non sono interessati ai reperti satellitari.”

Rimango in silenzio. Questa non ci voleva...

“AH DANNATI CITTADINI! ADESSO GIOCANO A FARE GLI EROI?! ORA VADO LÌ E GLI SPEZZO LE GAMB—”

Netturbino gli molla una gomitata, ma credo che l’abbia sentita solo lui.

Però riesce lo stesso a interromperlo: “Cazzo che male... ma porca puttana, Gaetà! Datti una calmata!”

“Ascoltate”, intervengo, mi è venuta un’idea, “sono due cittadini qualunque. Non credo ci sia bisogno di fargli del male, come dice il nuovo arrivato saranno soltanto preoccupati per Dobby. Per cui diamogli quello che vogliono, e non li avremo più in mezzo ai piedi. Easy Peasy!”

“HAI... RAGIONE, CREDO. NON DANNO L’IDEA DI ESSERE PERICOLOSI...

“Esatto! Basterà tranquillizzarli e se ne andranno. Non dovevano essere loro ad abboccare alla storia del cagnolino perduto, ma il Mainframe, ricordate? Sarebbe un peccato se ci rimettessero la vita, dai. Sono stati così gentili a riportarcelo.”

“Ah, come sei magnanimo, capo”, mi schernisce Netturbino.

“Forse fin troppo, sai? Ahah! E poi quel Pierre sembra una brava persona. Mi convince di meno l’altra... ho visto qualcosa nei suoi occhi... ma non voglio saltare a pregiudizi, dai.”

“E QUINDI CHE SI FA?!”

“Tranquilli. Ho estratto la coscienza del cane mentre Micky lo rimetteva in sesto. Posso emulare un ologramma che si comporta esattamente come lui. Giriamo un video: gli facciamo vedere che sta bene, così i tassisti se ne torneranno a casa.”

“SEI UN GENIO, CAPO!”

Che soddisfazione fare la cosa giusta, ogni tanto.

 

[...]

 

[POV: El Verdiente]

 

Dopo un po’ di cammino si apre davanti a noi un’alta stanza rocciosa, con un buco in alto a più di cinque o sei metri circa, che fa entrare la luce solare e una leggera cascata, mostrando la bellezza di questo piccolo angolo di paradiso terrestre.

“Non ci hai ancora detto perché la Rossa ti abbia sedato.”

“Diciamo che eravamo sulle tracce di altri tesori.”

“Cioè?”

“Non ha niente a che fare col cane, madamoiselle. Meno sapete, meglio è per voi.”

“Motivo in più per tenerti sott’occhio...”

Tra qualche cespuglio nel prato verde davanti a noi, troviamo qualche detrito satellitare con sopra il logo di quelli che dovevano essere i cosiddetti “social network” del ventunesimo secolo.

“E questi?” Si abbassa la madamoiselle per guardarli da più vicino, “che sono? Che disegni strani, sembrano alieni.”

“No, sono del tutto umani”, le rispondo.

“Già”, continua Pierre, “dopo la distruzione nucleare di una valle americana nel 2031, alcuni siti del vecchio internet cominciarono man mano a decadere. I tassi di criminalità spiccarono per un paio d’anni, ma in compenso la gente iniziò a dialogare nuovamente più faccia a faccia, e a interessarsi di nuovo alle faccende del mondo, cosa che non facevano da anni. Ciò ha segnato un importante decennio di pace mondiale che permise nuovi studi e la scoperta della possibilità di terraformazione dei pianeti, nonché la nascita della scienza omonima più avanti.”

“Come sempre sei il più colto di tutti, tesoro!”

“Grazie, amore.”

Non interverrò per rovinare il momento con una battuta. Questi due fanno una bella coppia.

“Però dai!” Si sbalordisce la madamoiselle adocchiando i loghi mezzi sbiaditi, “come fai a non conoscere gli altri faccia a faccia?”

“Ai tempi era una cosa normale: l’uomo tende a cambiare continuamente culture anche solo per puro svago, specie quando non ha obiettivi o non segue veri valori. Invece, quando si concentra sul piano scientifico, cerca la verità e considera il buono profondo che c’è dietro la religione, riesce a collaborare e portare innovazioni meravigliose.”

A un tratto il mio holo-logio vibra e si illumina nelle tasche di Pierre.

“Che cosa sta facendo?” Mi chiede, tirandolo fuori.

“Ah, monsieur et madamoiselle, credo ci sia posta per noi.”

“Vedi di non fare brutti scherzi...” Emma stringe la spada e l’avvicina fin troppo barbaramente sul mio pomo d’Adamo.

Non, non, dico sul serio. Deve essere un messaggio dal proprietario del cane”, allungo una mano aperta in segno di farmi restituire l’orologio, “posso?”

Pierre mi guarda dubbioso.

“Non scapperò, prometto”, alzo l’altra mano come giuramento.

Il monsieur, con un po’ di diffidenza, me lo rende indietro.

Faccio partire la registrazione e un mini-ologramma compare sopra lo schermo.

“Ehilà”, è un Alexio semi-trasparente col cane vicino, entrambi in piedi, “voglio di nuovo ringraziarvi per aver riportato il mio amato Dobby! Se c’è qualcosa che posso fare per voi, scrivetemi al numero che vi lascio. So che il cyborg vi ha già pagato, ma vorrei ricambiare il favore personalmente! A presto! Di’, ciao, Dobby!”

“WOOF!”

L’ologramma sparisce.

“Sembra stare bene...” Pierre si liscia il mento.

“Aspetta”, la madamoiselle non pare convinta, “perché ha chiamato te per dircelo?”

“Credo che... lo abbia accennato sia a me che Novantanove, nel caso vi avessimo rivisti. Non ricordo bene, quella dormita mi ha dato un po' di amnesia...”

Me lo sono appena inventato... spero che abbocchino.

Emma prende da parte il suo uomo e iniziano a bisbigliare.

Non va bene... mi avvicino lentamente per origliare.

“Qualcosa non va?” Cerco di interromperli.

Mi ignorano, parlando in un tono ancora più basso, finché Pierre non mi guarda.

Li vedo poco, ma i suoi occhi verdi al buio sono molto seri. Scoloriti e senza luce.

“Avete finito di ingannarci.”

“Ingannarvi?”

“Il cane”, Emma alza la spada polifiodonte, “come si chiama?”

“Dobby mi pare, perché?”

“La Rossa non ti ha detto niente?”

“...no? Non vi seguo, signori.”

Pierre fa uscire una specie di insetto pieno di ingranaggi dal suo braccio meccanico: “Dobby è un nome falso, tanto quanto questa storia.”

Il nome falso...

Ah, Alexio... come hai fatto a non pensarci prima?

“TI CONSIGLIO DI POSARE L’ARMA, UMANO SMILZO!”

L’urlo ci ha allertato tutti e tre.

Oh, mais quelle chance!

Sono arrivati Gaetano e Netturbino!

“Cazzarola Gaeta’, ogni essere umano è smilzo se lo paragoni alla tua massa. Sei un fottuto grattacielo del cazzo pompato di steroidi. Ovvio che sono tutti stuzzicadenti per te!”

“ERA PER DIRE!!!”

 

Sbatte un piede che fa tremare la terra.


XII – Destini Concavi

[POV: C-ND-TM74]

 

Ah... come si sta bene qui.

Devo mantenermi in movimento, o tutta questa pace mi atrofizzerà.

Faccio qualche saltello sul posto, un po’ di stretching a gambe, braccia, addominali e adocchio il serbatoio ausiliare.

Nonostante gli anni la benzina è rimasto il top dei carburanti. Peccato non l’abbiano implementato a quelli di terza...

...

Già... quelli di terza...

Non faccio che pensare a lei, perfino quando me ne sto in pace.

Torna sempre. Come un fantasma...

Mi torna in mente la sua voce, perfino quando mi sono completamente dimenticato di chi fosse prima di perdere l’umanità e diventare una macchina del Governo.

Non importa quanto voglia starmene tranquillo e in solitaria, mi arrivano sempre spunti di ricordi.

Anche solo il nome... Chiyoko...

Nel più totale silenzio si fa sentire nella mia testa, e mi manda di nuovo in depressione.

Se solo fossi ancora qui con me...

Eravamo sì fratello e sorella, ma solo per le carte.

Ci provavo per finta, ma solo perché uno di quei giorni avrei sperato che tu potessi cercarmi come avrei voluto cercarti io.

Vedermi come ti vedevo io.

Andando oltre i costumi di famiglia per... esprimere qualcosa.

Ma esprimerti non era da te. Chi non ti conosce penserebbe che non hai emozioni.

Evidentemente solo io ti ho amata. Solo io provavo qualcosa di genuin—

Cos’era? Ho sentito dei sassi cadere.

Il sonar sta rilevando del movimento.

Ok, quelli non sono i movimenti di un animale.

Meglio così, preferisco un po’ di sana adrenalina alla solita depressione.

Mi scosto dalla roccia dalla quale poltrivo e osservo di nascosto giù dall’altissimo burrone.

Spero non sia qualche bandito del deserto che si è perso. Questa grande e circolare stanza rocciosa dove mi trovo non è l’ideale per ingaggiare una sparatoria.

Mi sposto più in là, cercando di non fare rumore e usando come riparo la cascata che riempie il vuoto a ciambella della stanza. Per fortuna la luce dei due Soli non entra da questa parte.

Guardo a destra e sinistra, ancora nessuno.

Il sonar non rileva movimenti...

Il passaggio di terriccio secco e arido circola l’intero luogo come scale a chiocciola. Se qualcuno sta arrivando, lo farà da sopra o da sotto.

Mal che vada arrampicandosi... la vedo dura però.

Nuovi movimenti... vengono da sotto!

Per fortuna lo zoom della lente sugli occhiali da locusta hi-tech funziona ancora: c’è un’impronta sul piano inferiore di fronte al mio. È un piede umano.

Un altro rumore, stavolta più vicino.

Altri movimenti... qualsiasi cosa sia è diventato estremamente rapido!

Mi copro col cappuccio e inizio a salire per il sentiero a chiocciola.

Facendo poco rumore possibile, sfodero il mio amato revolver hi-tech con una mano e il kodachi ad alto voltaggio, spento, sull’altra.

Passi sul terreno... sempre più vicini. Mi sta seguendo.

Al che mi fermo, fingendo di prendere copertura.

Sempre più vicini... ha rallentato.

Ora!

Mi giro di scatto e miro in faccia a qualcuno.

Sparo.

Dannazione, l’ho mancato! Qualcosa mi ha afferrato per il braccio!

L’aggressore mi punta sulla fronte qualcosa di freddo, per poi disattivare una tuta holo-mimetica.

“...Terry?”

“...Chiyoko?”

Riconoscendomi da sotto il cappuccio, rinfodera la sua arma nel Teradisk.

“Che cosa vuoi?” Mi giro dall’altra parte: non è mia sorella, è quella IA governativa di terza generazione, “non avevi detto di voler viaggiare per altre dimensioni con quella scienziata?”

“No, sono... io. Sono successe tante cose, ma sono io, Terry.”

“Maledetta IA, smettila di giocare coi miei sentimenti! Perché sei venuta qui? Dillo e basta! Hai sicuramente un obiettivo, e non è quello di rivedermi.”

Lei resta in silenzio per qualche secondo.

Già... lo sospettavo. Conosco mia sorella. L’IA che le hanno implementato ragiona come lei.

Non si sarebbe mai scomodata di cercarmi senza un secondo fine.

“È vero. Sto lavorando per Cinquantotto, qui alle Cascate c’è un artefatto militare che devo recuperare, ma—”

“Cercatelo da sola, non lavoro più per il Mainframe. Non devo più nulla a nessuno.”

Ancora silenzio.

Non me ne frega niente di cosa tu stia architettando per convincermi a venire con te, né tantomeno che tu sia tornata a lavorare per il Governo.

Spero ti venga un bad gateway o come caspita li chiamino quelli che ti hanno creata, a furia di emulare quell’impossibile di mia sorella.

Tu NON sei lei e non potrai mai esserlo.

Specie perché Chiyoko non sarebbe mai tornata da Cinquantotto dopo quell’evasione.

...

C’è più silenzio di quel che mi aspettavo...

Mi giro per curiosità e la vedo... triste.

“Terry... la mia IA ha smesso di controllare questo corpo da molto tempo...” mi porge un braccio cibernetico, “se non mi credi entra nei sistemi e guarda tu stesso.”

Guardo lo scomparto che ha aperto sul bicipite.

“Se ciò fosse vero non dovresti nemmeno essere viva in quelle condizioni.”

“Lo so. Ma è grazie a quella stramba scienziata se oggi lo sono. Quella per cui abbiamo lavorato, quando Zachary ci ha aiutati. Ci ha permesso di racimolare abbastanza crediti per potercene andare da Dream Streets, lo ricordi?”

“Avrei preferito dimenticare quella storia.”

“Eppure mi ha impiantato un sistema operativo che ha permesso di bypassare i sistemi Mainframe dei miei circuiti, senza disattivare la IA e i software, ma anzi modificandole nei codici sorgente. Non so nemmeno io cosa abbia fatto, in realtà... ma sono viva. Lo sono davvero.”

“Vuoi dire che li ha... craccati?”

“Sì.”

“...non ci posso credere... fa vedere.”

Collego i fili.

Sto rischiando...

Potrebbe contenere virus per immobilizzarmi e riportarmi alla Struttura.

...ma conosco mia sorella.

Non è il tipo che lo farebbe... la IA non dovrebbe agire diversamente da lei...

...

Bah, al diavolo.

[ COLLEGAMENTO WIRED CON UNITÀ C-RD-CM99 ]

[ ERRORE DI SISTEMA – IMPOSSIBILE COLLEGARSI AL CLOUD MAINFRAME ]

[ ERRORE – IMPOSSIBILE CONTATTARE IL MAINFRAME ]

[ ERRORE DI SISTE—KJ)=(/YA)/%&”£OHND ]

[ MASTERware: “Ciao! Questo è un messaggio automatico. Se lo stai ascoltando vuol dire che ti stai infiltrando nei sistemi di C-RD-CM99 senza il mio consenso!” ]

Ma cosa—

La riconosco, è la voce permalosa di quella scienziata!

[ MASTERware: “La preghiamo di disconnettersi dal cyborg entro dieci secondi o verrà infettato da più di quattordici malware che individueranno i vostri firewall e manderanno in tilt i vostri— ]

Novantanove strappa via i cavi prima di me.

“Maledetta megalomane! Mi ha reso uno dei suoi giocattoli...”

“...ma allora è vero, ti ha installato qualcosa. Ma perché l’hai lasciata fare?”

“Non sono stata io, ma l’IA... è nelle sue memorie. Aveva bisogno di scollegarsi dal Mainframe e... da sé stessa?”

Sta fingendo di pensarci su?

O sta calcolando i giusti algoritmi per prendermi di nuovo in giro?

“Vuoi convincermi che Chiyoko vive dentro di te? Smettila di sparare minchiat—”

Mi molla uno schiaffo.

“La vuoi piantare? Ti sto dicendo che sono io, idiota! Questo MASTERware mi ha riabilitato il cervello e il cuore. Quest’ultimo mi pompa senza le nanomacchine. Non so nemmeno io come abbia fatto, ma sono viva! Con le modifiche impiantate da lei posso perfino mangiare cibo e bere acqua. L’energia che ne ricavo rigenera poco il sistema in confronto ad altri metodi di fabbrica, ma questa cosa non lo può fare un qualunque cyborg di terza. Se hai qualcosa da mangiare te lo dimostro.”

“No... mi fido.”

Non ci sto capendo niente...

Se fosse una menzogna perché arrivare a tanto per convincermi di aiutarla? Non sarebbe nemmeno da Chiyoko: l’IA dovrebbe emulare alla perfezione la sua personalità.

Vorrei proprio vedere la faccia di Cinquantotto se sapesse di questa anomalia...

O quella scienziata gli ha impiantato un virus che ha riprogrammato i dati della IA, o...

O... sta dicendo la verità ed è davvero...

No.

Di mia sorella ci sono solo due organi lì dentro...

“Scusami. Non riesco a crederti.”

“...non... non fa niente. Sono solo contenta di rivederti e vedere che stai meglio.”

Non è il tono di un non fa niente quello, ma non importa.

Se fosse veramente lei sarebbe troppo bello per essere vero.

Lei mi guarda con un volto stranamente triste: “L’ultima volta che sono stata qui, non c’eri. Dove sei stato?”

“Aspetta, sei già venuta qui?”

“Sì. È stato molto tempo fa... o almeno dal punto di vista dell’IA. Ha viaggiato molto prima di tornare da te. Qui deve essere passato meno di un anno... ma io non ti vedo da una vita intera...”

“Be’ spero ti sia divertita in mia assenza.”

Lei non risponde, mi mostra solo un volto mesto.

“Dove sei stato?”

“Diciamo che mi sono dovuto allontanare per... una sorta di mini-avventura.”

Le sue labbra si piegano un po’ all’insù: “Storia lunga?”

Mi scappa un sogghigno: “Storia lunga, ma solo da raccontare.”

Dopo tanto tempo, ci scambiamo una risata.

Una delle nostre, spontanee e vivaci, come quando eravamo ragazzini.

Ma dura poco.

“Chiyoko... no, Novantanove...”

È di nuovo pensierosa.

“Scusa, Terry. So che ti sentirai preso in giro... ma devo chiederti comunque aiuto, anche se non mi credi.”

“Ah...”

“Verranno qui. Non potrai fare finta di niente”, mi tiene le mani, “troveranno anche te.”

“Aspetta, chi?”

“Sia la Cyberpol che dei criminali spaziali di nome Mind Hunters", è tornata seria, "ho stordito uno di loro e mi hanno perso di vista, ma presto si risveglierà e sicuramente i suoi rinforzi verranno a cercarmi.”

“Ma perché la Cyberpol si scomoderebbe a venire in un posto del genere?”

“Deve averli contattati Cinquantotto nel momento stesso in cui gli ho parlato del secondo artefatto. Il primo lo hanno i Mind Hunters, ma l’altro si trova proprio da queste parti. Quei pirati lo vogliono, per cui diciamo che è come se avessi fatto una soffiata anonima al Mainframe.”

I suoi occhi rossi carminio si sono accesi. Probabilmente sta scannerizzando l’area.

Mi tocca fare la stessa cosa e tirar fuori il revolver hi-tech.

“Tsk. Lo sapevo. Non si può stare in pace...”

“Hai ancora le tue armi?”

“Sì, le ho”, sfodero anche il kodachi, “ma potevi dirmelo prima.”

Lei si gira e mi guarda confusa: “Che cosa?”

“Potevi evitare di giocare con le mie emozioni per convincermi ad aiutarti. C’è sempre qualcosa di suo dentro di te... lo sto facendo solo per quello.”

“...Terry, come te lo devo dire che non sto—”

“No scusa, ma non ho finito: potevi spiegarmi la situazione e basta, perché ti avrei aiutata malgrado tutto. Lo sto facendo perché mi manca lei, va bene? Lo faccio perché non ho mai avuto la possibilità di dirle quanto l’amavo veramente."

"Ma cosa..."

"La vedevo molto più di una sorella. Sono stato adottato e lo sai anche tu, scansiona pure le sue memorie. Chiyoko era figlia unica prima del mio arrivo, nostra madre non poteva avere altri figli. Alla vostra famiglia serviva un maschio per portare avanti il cognome e l’onore millenario. Tsk, bell’erede che s’è ritrovato, vero?”

“Ma Terry non ha importan—”

“Ti ho detto che non ho finito.”

“Ma—"

“Non eravamo davvero fratello e sorella, siamo stati cresciuti come tali! Se solo mi fossi deciso prima... prima che tu dessi te stessa al governo per i loro stupidi esperimenti sull’energia vitale... no, no, molto prima di quello! Avrei dovuto evitare già che uscissi con quell’idiota di Franky al liceo! Ecco! Vedi di mettertelo bene in testa! Anzi negli algoritmi o qualsiasi cosa facciano le nanomacchine!”

Le punto un dito in quella fredda corazza cibernetica, che simula un volto così tanto sorpreso ed emotivo che non ho mai visto fare a mia sorella.

“Io ho amato Chiyoko già da allora!

So che sta fingendo stupore... eppure quello è il suo volto.

“Lo faccio per una persona che non c’è più e che tu non potrai mai rimpiazzare, nemmeno se le assomigli al cento per cento! Mi hai capito, maledetta IA?!”

Mi giro dall’altra parte. Non riesco a guardarla.

“Lo faccio per lei... non per te.”

Il passato non c’è più.

Ne rimane solo... il ricordo...

Basta, devo riprendermi subito e passare all’azione.

Una parte di me è molto più che contenta di doversi riscaldare. Combattere qualcuno mi aiuterà a sfogarmi.

“Terry... sei...” tentenna, “sei sempre stato... un ingenuo dalla una stupidità colossale...”

Sta cercando di non ridere, tenendosi la faccia con una mano.

“Mi prendi in giro di nuovo?”

“No... no...”

“Ah, devi aver ricordato come quel bullo di Franky dopo qualche mese se ne sia uscito con un calcio alle palle.”

È la prima volta che le sento uscire un risolino così femminile: “No... no...”


Sinceramente al solo pensiero riderei anch’io.

Mi giro per guardare il volto di una persona morta.

...che in questo momento sembra più viva di quando era umana...

Sono... lacrime quelle?

“Puoi... smettere di emularla. Ti aiuterò lo stesso, non c’è bisogno—”

“Idiota... può un’IA fare questo..?”

Mi abbraccia all’improvviso.

“S-sì, lo hai già fa—"

Mi afferra le guance.

Mi scruta gli occhi uno ad uno.

Non ho finito.”

Aspetta un momento—

...

Le sue labbra si appoggiano alle mie...

...

Dopo qualche secondo si sposta, imbarazzata e guardando altrove.

“Ma allora... ricambiavi? Provavi anche tu... questo, per me?”

Mi viene da piangere, ripensando a lei...

“Io TI ricambio, scemo...”

...

No...

Lei è proprio qui.

È dentro quel corpo.

La sua anima... la percepisco, mentre la bacio ancora una volta.

Sento il suo cuore, dietro il metallo.

Non è un cyborg di terza...

...

È ironico...

Mi sono appena ricordato che il romanticismo è una funzione che hanno inibito alle IA, perché compromette le loro funzioni organizzative.

E questo rumore?

Il suono perpetuo dei motori di un’astronave ci rovina il momento...

Si fa man mano più vivido sopra di noi, disturbando la quiete di questo paradiso.

Chiyoko mi spinge dietro un masso grande lì vicino, nell’ombra del sentiero.

“Sta’ all’ombra”, riattiva l’holo-mimetica e scompare dalla vista.

Degli agenti Cyberpol si calano con una fune verso il punto più profondo e basso della sala rocciosa.

“Perché sono qui?”

Lei mi intima di fare silenzio poggiandosi un dito alla bocca, e una mano alla mia.

Attendiamo che siano tutti scesi, abbastanza lontani per muoverci indisturbati.

Chiyoko spara un rampino verso l’alto, conficcandosi sull’orlo dell’apertura a vuoto di ciambella.

Mi tiene per il fianco.

Non so nemmeno dove guardare perché non la vedo: “Dovrei farlo io questo gesto cavalleresco.”

Scherzo e lei lo sa.

“Sarà lunga da spiegare, ma sono io, Terry", son più che sicuro stia ricambiando con un sorrisetto dei suoi, "l’IA l’ho silenziata molto tempo fa. Questa è la verità, che tu voglia crederci...”

Veniamo sparati su per il cielo ad alta velocità.

 

“...o meno.”

3099 – Il Mistero nel Dobermann (Parte 3) testo di anderwritten
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